Comuni Rinnovabili 2016: il rapporto di Legambiente

P1080813 - CopiaLegambiente, di cui ricordiamo Medielettra è partner per i GAES (Gruppi di Acquisto Eco Sostenibile) della Sicilia, ha da poco pubblicato il “Rapporto Comuni Rinnovabili 2016”.

Il documento evidenzia come in 10 anni la crescita delle fonti rinnovabili abbia portato il contributo rispetto ai consumi dal 15 al 35,5% grazie a un modello di produzione distribuita nel territorio, con 850 mila impianti da Nord a Sud.

Ciò ha permesso un +57,1 TWh di energia pulita prodotta, mentre il numero di comuni in cui è installato almeno un impianto da rinnovabili è passato da 356 a 8047.

In ben 2660 comuni l’energia elettrica prodotta da rinnovabili supera quella consumata. Ed in 39 comuni il mix di impianti diversi permette di raggiungere il 100% di energia da fonte rinnovabile, sia per gli usi termici che per quelli elettrici grazie a soluzioni sempre più innovative e integrate, con smart grid, mobilità elettrica, accumulo, con il risultato di avere bollette meno care per imprese e famiglie.

L’Italia è il 1° paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici (l’8,1%, pari al fabbisogno di 9,1 milioni di famiglie), davanti a Grecia e Germania.

Dopo il Conto Energia, però, si è ridotto il numero dei nuovi impianti fotovoltaici, con 930 MW installati contro i 13194 MW installati tra il 2011 e 2012: nel 2015 i 305 MW installati in Italia sono meno di 1/5 delle installazioni tedesche e 1/10 di quelle inglesi.

Per l’eolico nel 2015 sono stati installati 474 MW contro la media annua di 770.

L’Italia sicuramente può trarre il massimo beneficio dallo sviluppo delle rinnovabili, perché può ridurre le importazioni di fonti fossili dall’estero, grazie alle risorse presenti nel territorio, vento, sole e biomasse. E il modello sta diventando sempre più distribuito, a partire dal solare con i 40660 impianti fotovoltaici installati nel 2015 in larga parte di piccola taglia (7kW di media).

Grazie allo sviluppo delle rinnovabili, elettricità dunque da impianti non inquinanti.

  1. La produzione da impianti termoelettrici si è ridotta del 30%: in dieci anni si è passati da una produzione di 258,3 TWh agli attuali 180,8.
  2. Meno importazioni dall’estero di gas, petrolio, carbone.
  3. Meno emissioni climalteranti, con vantaggi per il clima ed economici (-19,8% di CO2 dal 1990), grazie al contributo delle rinnovabili, alla riduzione dei consumi dovuto alla recessione e al miglioramento dell’efficienza.
  4. Energia elettrica meno cara: anche nel 2015 si è ridotto il costo dell’energia grazie alla produzione di solare e eolico, in particolare all’ora di picco della domanda che permette di tagliare fuori l’offerta delle centrali più costose.
  5. Nuovo settore per l’occupazione: in questi anni sono 82 mila gli occupati grazie alle fonti rinnovabili. Purtroppo in calo rispetto ai 125400 raggiunti nel 2011 per il taglio degli incentivi e per la fase di incertezza degli investimenti. Una prospettiva duratura di innovazione energetica potrebbe portare gli occupati nelle rinnovabili a 200 mila unità e quelli nel comparto dell’efficienza e riqualificazione in edilizia a oltre 600 mila.

L’Italia ha tutte le potenzialità per far ripartire gli investimenti nelle rinnovabili grazie alle risorse presenti nel nostro territorio, da Nord a Sud, e per le diverse fonti, per es.:

  • liberando l’autoproduzione da fonti rinnovabili che in Italia oggi penalizzata, in particolare dopo la riforma delle tariffe elettriche, mentre è vietata la distribuzione locale di energia da rinnovabili persino negli edifici e nei distretti produttivi;
  • attraverso regole semplici e trasparenti per i progetti. L’incertezza delle procedure è ancora oggi una delle principali barriere alla diffusione degli impianti da rinnovabili. Il primo obiettivo sarebbe semplificare gli interventi di piccola taglia, in modo che la realizzazione di un impianto domestico solare termico, fotovoltaico, minieolico o geotermico a bassa entalpia diventi un atto semplice con regole trasparenti;
  • dando impulso alle nuove realizzazioni. Le tecnologie rinnovabili sono oggi in una fase di maturità tale per cui il loro sviluppo può essere accompagnato da politiche nuove. Una prima modifica normativa consentirebbe contratti a lungo termine attraverso consorzi e aggregazioni di impianti per superare le oscillazioni della produzione. Una seconda modifica riguarderebbe gli incentivi alle fonti rinnovabili, sia termiche che elettriche, dove serve un’attenta regia, ridefinizione degli obiettivi e verifica di risultati e spesa. Basterebbe eliminare i sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili e rivedere la tassazione energetica sulla base delle emissioni di CO2. Un intervento a costo zero riguarderebbe il biometano, oggi ancora vietato malgrado non esistano ragioni tecniche a impedirlo, come già avviene negli altri paesi europei;
  • innovando la connessione interna e internazionale nell’ambito di una decarbonizzazione dell’economia ed investendo per adeguare la rete di distribuzione ad uno scenario di generazione distribuita e accumulo per poi aprire alla gestione di reti private vincolate a una produzione da rinnovabili.

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